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Falena e fiamma
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Estratto dalla Prefazione di Stefano Mecenate, critico letterario:
La sua è, in qualche modo, la poesia dell'elevazione, quella che da dentro si proietta fuori in un dialettico confronto tra micro e macrocosmo, tra il quotidiano e il trascendente, tra l'Uno e i tutti.
Grande è l'attenzione e il rispetto per le cose che l'Autrice dimostra calibrando le parole con sapienza, ma non per ciò che sembrano quanto per ciò che sono, per quello che realmente la loro "anima" possiede: l'impronta del divino, l'essenza dell'assoluto, l'appartenenza a un Tutto che si perde e si confonde con l'Uno….
Dalla Presentazione di Renzo Bernardi:
Leggendo l'Introduzione di Juri Camisasca, ci troviamo d'accordo nell'affermare che nella poesia di Donatella si avverte tangibile
"la presenza del Mistero, fondamento Ultimo del nostro Essere, Uno e Indivisibile nelle molteplici forme della Natura"(Juri Camisasca).
Essere e Divenire, l'Assoluto Immoto, l'Assoluto in fieri, Parmenide ed Eraclito, stabilità dell'Infinito che nel suo Divenire si evolve e degrada cambiando continuamente aspetto, così come aleatorie sono le sensazioni dell'Io, la cui finalità si concretizza nel riabbracciare, se pur momentaneamente, l'Eterno Mistero dell'Essere.
In questo attimo estatico l'Io si fonde con il sacro Fuoco e l'entità ormai combusta comincia riprendere linfa vitale dalle lingue di quello stesso fuoco, nell'eterna ansia di ricongiungersi alla sacralità dell'abbraccio eterno e misterioso.
In questo percorso infinito a spirale la poetessa tenta di spogliarsi della sua caducità per "risalire controcorrente il fiume dell'Oblio".
In questo "peregrinare di Menade" fra sentieri che odorano di fiori ed erbe aromatiche, la meta è la Sorgente di Vita e di Mistero in un'assenza di tempo vissuto. In questa dimensione a-temporale l'Essere si è spogliato del suo terriccio mortale che ne connota l'aspetto fisico; ha perso perfino dimensione spaziale, è imponderabile nel suo ritorno alla condizione primeva.
Estasi, illuminazioni, ecco l'offerta all'Essere che ritrova la condizione primitiva, là dove il tempo e lo spazio non esiste. Buon viaggio Donatella.
Recensione di Clara Nistri, poetessa:
C'è un che di diverso, che affascina, in questo libro, un qualcosa che lega i vari momenti dell'esistenza, anzi, li miscela, per farne un flusso di continuità dove ieri è oggi, ma sarà anche domani.
Qui Donatella è attrice e regista delle proprie parole che come "perle nere si staccano dal fondo della notte".
Nere, intese come scure, brunite dal tempo che scorre e ricorre sulla scia dei ritorni.
Parole di un lungo, silenzioso colloquio, prima con se stessa, poi con ciò o con chi prende posto, fa parte del suo esistere: - la notte, l'angelo, il vento. I fiori, le pietre; il silenzio stesso che avvolge la melodia dell'essere.
Essere - esistere, anima- materia, parola - silenzio, luce - ombra sono solo una piccola parte di quella che è l'eterna dualità umana che ruota nell'immenso - perpetua linfa di vita- dove è la prima Verità, la verità essenziale: motore e moto in una sola sembianza, che solo dall'immenso riesce a trarre e a trasmettere il messaggio suggestivo e misterioso del divenire luce, fuoco, fiamma di vita.
Nel titolo stesso sta l'identità del libro - percorso - ricerca.
La falena è dunque l'uomo, l'umanità che nel percorrere buie strade e vicoli oscuri alla ricerca di un qualcosa che avverte solo nel profondo, qualcosa di conosciuto eppure ancora ignoto, viene attratta dalla luce, la riconosce, vuol farne parte perché "quella" è la sua vera natura - non il vagolare doloroso e inappagante che non la sta conducendo in alcun luogo.
In quel calore di luce si getta l'uomo-falena ed egli stesso nel perdersi diviene luce. Immortale.
Nota di Giancarlo Bianchi, poeta:
Falena e fiamma non esprime sapere di libro, ma saggezza antica e ricorda "Le canzoni di Mira", la voce delicata di una poetessa ammaliata, MiraBai 1498 - 1546, la più celebre poetessa dell'India Medievale, che amava Krishna, come la falena ama la luce.
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