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Vitaumbratilis
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la presentazione...
Il libro "Vita umbratilis" è stato presentato il 9 ottobre 2004 presso la Sala Nesti della Biblioteca di Campi Bisenzio a Villa Montalvo (FI). L'evento è stato organizzato dal Comune di Campi Bisenzio in collaborazione con l'Associazione Campi per Campi, la Biblioteca comunale e la Ibiskos editrice.
Sono intervenuti Fiorella Alunni, sindaco di Campi Bisenzio, Andrea Bianchini, direttore della Biblioteca comunale, Renzo Bernardi, presidente dell'Associazione Campi per Campi, Antonietta Risolo, titolare della Ibiskos editrice, Andrea Ciappi, giornalista e scrittore, Mario Battiato, critico letterario, Paola Zamillo del Centro Iniziative teatrali.
Andrea Ciappi: "Un libro non facile, una raccolta di concetti e immagini fortemente simbolici, ma trasparenti. Chiostri e sentieri della mente…questo verso della prima poesia è un paradigma, che esprime la costante tensione tra il tempo che fugge e un'essenza che rimane. Il sentiero è il divenire, il tempo, il chiostro rappresenta la meditazione. Due temi fondamentali: la luce (anche l'angelo deve essere purificato, trafitto dalla luce) e la parola, come vittoria sullo scorrere inesorabile del tempo. E poi la presenza degli elementi naturali a toccare le corde interne della sensibilità. Poesia sperimentale, come sperimentale è la musica di Juri Camisasca." Renzo Bernardi: "Il titolo ha già in sé qualcosa di classico ed il libro rivela echi di filosofia greca, soprattutto Eraclito e indiana. Il primo verso deve avere una magia in se stesso. Il chiostro indica un tornare sempre ad un medesimo punto, il sentiero invece non torna mai su se stesso. L'andamento è a spirale, mai sazio del connubio con l'Ineffabile. Un altro tema fondamentale è quello della memoria. E il "Pathos" : perdersi in un oceano di tempo e spazio, liquefarsi nell'abbraccio dell'Infinito. Mario Battiato: "C'è molta luce. C'è l'idea dello scorrere e del permanere del tempo, che si sedimenta, si cristallizza nella memoria, come in S. Agostino. In questo libro c'è una grande scommessa, a mio avviso pienamente vinta da Donatella: dire con parole l'Ineffabile. Quasi un paradosso, un ossimoro, trasformare in parola udibile (il senso della parola è molto forte) e quindi in un linguaggio condiviso il sentimento del silenzio. Un manifesto di poetica è il verso: Amo la parola che evoca il silenzio, cioè l'assenza di qualsiasi parola, la parola come strumento per dire il silenzio. Un silenzio che è un dono. L'autrice si occupa di qualcosa che è per noi desueto, usando un simbolismo mistico areligioso, cioè non legato ad una particolare confessione, come in Con-solazione: sei sulla terra. Per contaminazione dopo aver letto il libro ho sentito il bisogno di rileggere un grandissimo mistico, San Giovanni della Croce, la Notte Oscura. Ormai viviamo il tempo come un vuoto da riempire, non ci sono più molti chiostri per noi…né soste. Conosciamo solo gli incroci pericolosi. Questo libro è un dialogo con un'Alterità che resta distante, ma la distanza è essenziale alla poesia, è la distanza che consente all'arco di gettarsi. Il vento è Ruah, soffio, alito, portatore di un messaggio che va colto. Il poeta è questo catalizzatore, in una posizione spesso di sofferenza, di lacerazione. La poesia è un punto di arrivo. L'autrice parla di una ricerca che dura da secoli, in una dimensione dell'anima che è pre-fisica e che culmina in un incontro con un'Alterità che si fa parola. Accanto ad una poesia scritta, ci sono centinaia di poesie non scritte, di incontri che non si realizzano, per questo leggiamo con gioia queste poesie, che rappresentano un incontro realizzato." |